HollyFiction Noir

Sorry!This Page is under construction

Noir SalGsite Page

  SalG

Source photo gamer.ru

G

Youtube The Maltese Falcon – let’s talk about the bird extract loaded by Aleflamme february 9,2010

Link

My notes by Facebook

Noir Passion! 1

Nel cinema una parola cult che sta per detective story, ma anche per thriller story, storie di delitti intricati, di passioni, di indagini di polizia, di labirinti coperti di sangue e di violenza, di persecuzioni e paranoie, di colpe e vendette, di rendiconti finali e trionfi violenti della giustizia. Tutto sommato non è che un nuovo aspetto della gothic story! Il genere risale al XIX secolo quando i magazine inglesi pubblicavano storie truci di delitti, di criminali e di evasioni. Ma si è imposto nel cinema, oltre che in Francia, negli anni trenta e quaranta in America in piena era di proibizionismo e di gangsterismo, di scontri fra bande rivali che insanguinavano le grandi città americane, evolvendosi velocemente, e diventando un genere molto sofisticato in mano ad abili sceneggiatori e a ottimi registi. Chi vi vuole vedere una versione più aggiornata del vecchio western americano forse non sbaglierebbe. Non si ci sono  più “colt”  a tamburo, ma Magnum e Smith & Wesson. Ma il noir si identifica anche con i personaggi e le star che li hanno interpretati, come non ricordare Sam Spade o Philippe Marlowe, creature di Raymond Chandler, o Humphrey Bogart, Edward G. Robinson, Fred McMurray,Robert Mitchum, James Cagney,Sidney Greenstreet, Sterling Hayden, la vecchia guardia, per giungere a Jack Nicholson, Warren Beatty, e a tanti altri. E che dire di Bette Davis, Kim Novak, Faye Dunaway, Ingrid Bergman, Rita Hayworth. E infine i grandi, i registi, Orson Welles in testa, John Huston, Roman Polanski, Robert Aldrich, Robert Altman, Brian De Palma, per citarne solo  alcuni. Va da sé che  spesso il noir sconfina in generi affini come la gangster  story, o la legal story fatta di tribunali ed avvocati, o la semplice detective story alla vecchia maniera, quella per intenderci alla Agata Christy o alla Conan Doyle, ma acquistando coloriture e personaggi particolari, come il detective alcolizzato, le pupe bionde platino, le Magnum nella fondina, gli uffici malfamati, i poliziotti corrotti. Basta dare un’ occhiata al magnifico film anni settanta Chinatown di Roman Polanski per cogliere l’ aria del vecchio noire, la cui scrittura sarà rinverdita in senso più duro e spietato  dallo scrittore californiano James Ellroy. Ma arrivati a questo punto è bene aggiungere  che in Europa la Francia non se ne è stata con le mani in mano, ed ha prodotto negli anni quaranta e cinquanta noire di buon livello, naturalmente qui velocemente vengono  ricordati,  Jean Gabin,Louis Jouvet o    il più vicino a noi Lino Ventura, o anche  i film di Henry – George Clouzot.

Source photo coat-room.com

Noir Passion!2

Abbiamo detto che non è raro che un noir sconfini nella Gothic Story essendoci una forte connessione fra i due generi che si ritrova sempre più nel passato all’alba del fantastico e del romanzo gotico. Gotico significa anche violenza, barbarie e intreccio labirintico ed intricato in cui non è assente il tema delle persecuzione soprattutto di una donna. Troviamo gli stessi temi nel noir sia americano che francese. Un esempio lampante dei due  generi lo dà ad esempio Orson Welles che con la splendida fotografia ereditata dall’ espressionismo tedesco ci racconta  delle storie gotiche e nere insieme. Personalmente  per noir ho sempre inteso il romanzo gotico e l’ho opposto al Red  che è invece una storia di vampiri.  Ma un Author che riesce a sposare  i due generi magnificamente è Alfred Hitchcock, soprattutto con Psyco, un thriller psicologico di alta intensità tratto dallo scrittore american gothic Robert Bloch. Una menzione a parte merita il bravissimo Roman Polanski con il film tutto americano Chinatown ambientato nella Los Angeles anni trenta. Il film è del 1974, qualche anno più tardi dei tragici fatti che hanno stravolto la vota del regista  franco polacco, e si presenta con un cast davvero poderoso, Jacke Nicholson nella sua forma più smagliante, una bellissima Faye Dunaway, e il grande  vecchio di Hollywood, John Huston già anziano, e inoltre in un cameo Polanski mette se stesso. Roger Ebert ed altri critici  hanno detto che Polanski ha ricreato al meglio i film noir anni quaranta alla Raymond  Chandler, aggiungendovi il suo tocco geniale, con  una vicenda molto intricata e molto ben costruita, e una cera atmosfera da romanzo del californiano James Ellroy.

Source photo cinemonitor.it

Noir Passion!3

Touch of Evil.1958

Ottimo noir popolare anni Cinquanta, 1958, Touch of Evil, è film interessante sia dal punto formale e figurativo, sia per i dialoghi e la recitazione; d’altronde come potrebbe non esserlo un film di Orson Welles? Uno dei più singolari registi del cinema americano, venuto fuori  dal teatro e dal cinema europeo espressionista, che ci ha lasciato capolavori assai  spesso ritoccati per esigenze di produzione sia per il particolare carattere estroverso del regista. Sebbene qui i protagonisti assoluti siano due, Hank Quinlan Capitano di polizia di frontiera  di un paesino ai confini con il Messico, e il poliziotto messicano Mike Vargas della narcotici, l’ attenzione di Welles è senza dubbio per il corposo e grottesco Quinlan, un Orson Welles trasformato in modo impressionante da Bud Westmore responsabile del trucco. Personaggio indubbiamente vistoso, claudicante da una gambe ferita da una dinamite, poliziotto di grande fiuto ma anche melmoso e fangoso come un rospo. E secondo l’estetica a cui Welles ci ha abituati superuomo fallito a causa delle sue debolezze, genio del male, o demone dalla natura grottesca, ma abile nell’ entrare nell’ anima degli altri per incastrarli con metodi non molto ortodossi, un brutto ragno si direbbe o un costruttore di tele e di orditi in cui finiscono le sue vittime. E stavolta dentro sembra finirci  anche l’ onesto e aggressivo Mike Vargas che si è da poco sposato con la bella americana Susan Vargas che finirà anche lei e in modo drammatico nella tela di questo costruttore di orditi e di false prove. Quinlan non è il miliardario e potente Kane di Quarto potere e non è uno dei grandi  avventurieri americani molto potenti descritti assai spesso da Welles, ma a suo modo ne condivide la grandezza e la piccolezza, e soprattutto le debolezze che impediscono ad un grande uomo di raggiungere la gloria. Ancora una volta Quinlan è uno strano angelo  caduto e corrotto che si è trasformato in demone e giudice implacabile di coloro che sbagliano e delinquono fino a delinquere lui stesso. Sarebbe un buon poliziotto se non avesse  la tendenza alla bottiglia e alle donne del tipo Tanya, per metà prostituta e per metà gitana, splendidamente incarnata da Marlene Dietrich, l’ altra guest star del film è la bionda Zsa Zsa Gabor. Un personaggio Quinlan che potrebbe  essere tolto da una tragedia di Shakespeare e destinato a morire nel fango. Per delineare meglio il suo carattere complesso, Quinlan è da trenta anni nella polizia e ha avuto la moglie morta strangolata da un  assassino, Welles si serve appunto del coraggio e dinamismo di  Charlton Heston/Vargas, l’ avversario, della bellezza bionda,  molto erotica e dal forte sex appeal  di Janet Leigh, di Akim Tamiroff che interpreta la parte di un piccolo boss di frontiera, e della bellezza esotica di Tanya/Marlene Dietrich, vecchia conoscenza ed amante di Quinlan, che fa da guest star e che chiude il film con una epigrafe mortuaria sul povero capitano di polizia che moribondo sprofonda come un rospo morente  nel fango di un pozzo petrolifero. Per buona parte Touch of Devil si serve di scene notturne, una caratteristica del film di Welles, con i chiaro scuri fotografici  molto forti che permettono al regista di toccare i registri gotici e molto espressivi  per cui Welles  è famoso.

Source photo kinoartist.forumbb.ru

Noir Passion ! 4. France

Le Quai des Brumes .1938

Se il noir sembra made America, nella storia  i francesi sono stati contemporanei e anche antecedenti agli americani  con risultati del tutto eccellenti. Il noir francese è naturalmente diverso da quello USA, più poetico, più realista, più letterario, ma come nel mercato delle automobili, anche i francesi  si sono assicurati un’ ottima produzione cinematografica anche nella detective  story e nelle storie drammatiche, intense e molto intricate. Jean Gabin, come Humphrey  Bogart, James Cagney o Edward G. Robinson, è il simbolo di un’ era e di un modo di  fare film. Iniziata  la sua carriera negli anni trenta con Jean Renoir, ha continuato con Marcel  Carnè, alla cui regia appartiene il film, il terzo di Carnè,  che sto per presentare.  Le Quai  des Brumes è del 1938, è uno dei film cult più famosi del cinema francese ed è quello che ha lanciato l’ icona Jean Gabin e Michel Morgan. La cronologia ci dice che quello è l’ anno degli Accordi di Monaco e che il mondo si stava avviando alla guerra, ma gli stivali della Wermacht non avevano ancora calcato gli Champs  Eliysèe,Petain non era presidente di un governo provvisorio,  e i nazisti non erano ancora entrati a Parigi. Al governo c’era Edouard Daladier, al suo terzo mandato. L’ Europa come gli Stati Uniti erano ancora vessati dalla grave situazione economica, dalla disoccupazione e dalla povertà. Le Nebbie del Porto porta la firma oltre  che  del giovane regista Marcel Carnè, anche dello sceneggiatore, soggettista e poeta francese Jacques Prevert, appena sbarcato  da Hollywood e da anni impegnato nel cinema. Un  soldato coloniale disertore di nome Jean  si aggira per le brume del porto di Le Havre ancora incerto  sul suo avvenire. Entra in contatto con il sottobosco esotico del porto della città in cerca di un alloggio. Un sottobosco ricco di personaggi che il bisogno e i sogni spingono per le strade e le bettole dell’ angiporto. E li troviamo tutti concentrati in una locanda chiamata Panama perché il suo personaggio è tornato dal Venezuela e indossa un cappello di panama oltre a suonare la chitarra. Di fronte c’è il mare e alcune navi salpano dal molo destinazione  sud America, un sogno in quella desolazione quasi lunare. La nebbia è sporca, come esclama un personaggio e lì tutto sembra sporco sebbene carico di poetica speranza e di desiderio di vita, è sporco anche il fondale dell’ angiporto, carico di scarafaggi e di cicche secondo  il commento disperato  di Jean. C’è Lucien Le Gardier, un giovane ricco e viziato che si è dato al crimine, Pierre  Brasseur è un attore molto noto nel 1938, c’è  Quart Vittel un ubriacone senza dimora che sogna di dormire fra lenzuola pulite, c’è  Panama il padrone del locale, c’è un pittore artista che dalla filosofia esistenziale che alla fine si suicida, c’è Jean ancora in divisa entrato da poco al Panama,e c’è Nelly, una bella ragazza dal volto affilato e dagli occhi azzurro verdi, Michelle Morgan, il cui destino sembra tare a metà tra il mondo legale e quello illegale da sottobosco. Michelle che vediamo con un basco e con un impermeabile è la  protetta di un commerciante della  città che ha un negozio ben avviato e dall’ esotico nome di Zabel, ovvero Michel Simon nella sua forma più intricante e smagliate con un’ abbondante barba da rabino. All’ inizio Zabel ci appare un personaggio simpatico e molto signorile, amante della buona musica,ma presto rivelerà la sua vera maschera di vecchio innamorato di una bella ragazza, Nelly e per questa capace di commettere un delitto, come lo ha veramente commesso. E in questo oscuro sottobosco Jean Gabin si muove come un angelo disincantato dagli occhi chiari e sognanti immerso in continue difficoltà e da cui non ne esce che da morto. Un cliché che tornerà a ripetersi. Stavolta non ha allato la bella Simone Simon, ma Michelle Morgan ancora giovane riesce a smuovere l’ animo di Jean  tutto sommato sensibile al fascino femminile. Jena schiaffeggia più volte pubblicamente Le Gardier che appare  così un codardo anche alla banda che lo protegge e decide di farla pagare al soldato fuggitivo che alla fine uccide con dei colpi di pistola nel porto di Le Havre. Ma a sua volta Jean ha ucciso Zabel quando ha capito la sua natura viscida e immonda di assassino per amore. Ma così facendo deve rinunciare al suo viaggio in Venezuela sotto il falso nome del pittore che si è suicidato. Nel  film carico di pessimismo esistenziale  alla Prevert, e di tanta poesia come la serata al tiro a segno o la nave che si allontana verso un paradisiaco sud America mentre Jean è a terra moribondo e Nelly è a breve distanza in lacrime, ha frasi come “ la vita è una porcheria” o “nel fondo del mare ci sono cicche e scarafaggi”. Ma ci sono frasi come “ la vita è carica di sogni” che avvolte si realizzano, come per il vagabondo ubriacone Quart Vittel che alla fine può dormire fra lenzuola pulite, e “ io ti amo” detto da Michelle a Jean. Nota interamente scritta da SalGagliardo. Salvo Gagliardo produzione. 2013. All rights reserved.

 Note interamente scritte da SalGagliardo. Salvo Gagliardo produzione 2013. All rights reserved.

 

Leave a Reply